• PLAUTUS FESTIVAL 2021
    61° Edizione

    9 luglio - 19 agosto

    Direzione Artistica
    Cristiano Roccamo

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare

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IMPORTANTE

Si rende noto che in esecuzione all’art. 3 del Decreto Legge 23 luglio 2021, n. 105, l’accesso allo spettacolo è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19, di cui all’articolo 9, comma 2, Decreto Legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87.
Ulteriori informazioni sono acquisibili accedendo ai seguenti siti web:
Ministero della Salute
Certificazione verde COVID-19


Spettacolo audiodescritto per il
pubblico non vedente e ipovedente


 

presenta

Jurij Ferrini

in

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare

traduzione Antonio Mazzara

con (in ordine alfabetico)

Paolo Arlenghi, Maria Rita Lo Destro, Agnese Mercati,
Chiara Mercurio, Federico Palumeri, Stefano Paradisi,
Michele Puleio, Rebecca Rossetti

 

Regia

Jurij Ferrini

 

assistente alla regia Claudia Tura
luci e suono Gian Andrea Francescutti
foto di locandina Stefano Roggero
maschera realizzata da Paola Caterina D’Arienzo
promozione e distribuzione Chiara Attorre
produzione esecutiva Wilma Sciutto

Una produzione Progetto U.R.T. in collaborazione con il 55° Festival Teatrale di Borgio Verezzi
Progetto U.R.T. è sostenuto da Servizi Teatrali srl di Casarsa della Delizia (PN)

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Interpreti e personaggi (in ordine alfabetico)
Paolo Arlenghi – Bottom
Jurij Ferrini – Egeo / Oberon
Maria Rita Lo Destro – Ermia
Agnese Mercati – Elena
Chiara Mercurio – Ippolita / Titania
Federico Palumeri – Lisandro / Tom Snout
Stefano Paradisi – Teseo / Francis Flute
Michele Puleio – Demetrio / Robin Starvelling
Rebecca Rossetti – Puck

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Durata dello spettacolo: ancora da definire
Numero atti: ancora da definire
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TRAMA
Commedia fantastica e tenebrosa, Sogno di una notte di mezza estate è uno dei testi shakespeariani più rappresentati sui palcoscenici di tutto il mondo occidentale. Con estrema delicatezza e grande immaginazione, Shakespeare intreccia e combina in un disegno unitario le diverse vicende di due coppie di innamorati che per amore – opponendosi alla legge – fuggono dalla propria città, si inseguono e si perdono in un bosco, regno di maghi, fate e dispettosi spiriti. In quello stesso bosco, con amore e dedizione, una sgangherata compagnia di artigiani allestisce un improbabile dramma da rappresentare davanti alle autorità della città.
In Sogno di una notte di mezza estate, piccolo concentrato di comicità, passione e inganno si avviluppano in modo assurdo e repentino per poi dipanarsi come d’incanto. Realtà e irrealtà giocano a fondersi e a confondersi insieme in una folle notte d’estate governata dal capriccio di Amore, la forza più potente e misteriosa del mondo.

NOTE DI REGIA
Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare è sicuramente una delle più famose commedie del teatro elisabettiano, probabilmente la più rappresentata sui palcoscenici di tutto il mondo occidentale.
Ma si sa che in ogni epoca storica, e addirittura in ogni momento della vita di un interprete, una stessa storia può prendere sfumature, echi o letture diverse. Quindi il problema non è tanto presentare l’opera in sé narrando le vicende di quattro innamorati che si inseguono in un bosco incantato popolato dalle fate, dal loro re Oberon, col suo servo pasticcione Puck e dalla regina Titania; e forse non serve neppure ricordare gli artigiani, che come in una filodrammatica di paese, proprio in quel bosco, allestiscono un improbabile dramma classico, soggiogati dalla incontenibile esuberanza di Nick Bottom, tessitore ed attore amatoriale che ama il teatro al punto da farlo letteralmente a pezzi.
La vera domanda è: cosa può raccontarci oggi questa splendida favola? Mi pare che il perno centrale di una lettura moderna di quest’opera sia il mistero della tempesta biologica dell’innamoramento, una sequenza biochimica di emozioni che per durata ed effetti vince su qualsiasi altra droga, più o meno naturale.
L’amore è un vero mistero. Gli antichi avevano immaginato un bimbo alato, capriccioso e bendato che scoccava frecce nel cuore di chi doveva innamorarsi: Cupido.
Ma il rapporto di questo testo con la biologia non finisce qui. I continui litigi tra Oberon e Titania mandano fuori sesto la natura e la sua armonia. I loro alterchi stanno mettendo in serio pericolo il clima del pianeta, con conseguenti catastrofi a noi molto familiari come le esondazioni dei fiumi, le carestie e le pestilenze in varie parti del pianeta.
E che dire dell’eccessivo amore per il teatro che appassiona la scalcagnata compagnia di dilettanti? Si tratta di passione. Questo è un testo di giovani che parla ai giovani nel pieno delle loro tempeste ormonali; penso che mai Shakespeare avrebbe immaginato che giovani di altre epoche, successive alla sua, così lontane nel tempo, si sarebbero messi a marciare non per una guerra, ma per cercare di rimettere in equilibrio la natura. Mi riferisco ai movimenti spontanei sorti per difendere la nostra stessa sopravvivenza sul pianeta, un tema complesso con un corollario di problematiche che toccano le incredibili diseguaglianze sociali ed economiche tra i popoli della Terra.
È a loro, a chi resterà dopo di noi, a chi vedrà la fine di questo secolo, che mi piacerebbe dedicare questo sogno.
La velocità del progresso tecnologico mi impedisce di immaginare come saranno quei giovani verso la fine del XXI secolo. Mi guardo intorno e li vedo pieni di passione per la vita, che quando si innamorano lo fanno perdutamente, che hanno un futuro ancora tutto da costruire e penso che saranno migliori di noi.
Questo è sicuro. E questo infiamma di passione anche me e i miei compagni. Questa passione si trasformerà in puro divertimento, con la nostra consueta semplicità.
Era un testo che presto o tardi avremmo dovuto incontrare. Ed eccoci qui. Con un Sogno di una notte di mezza estate pieno di speranza per il futuro.

Jurij Ferrini

     

     

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“Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare è già andato in scena al Plautus festival nei seguenti anni:
•    1975: per la regia di Mauro Bolognini con Bruno Cirino, Paola Pitagora e Lino Troisi
•    1991: per la regia di Mauro Bolognini con Ugo Pagliai e Paola Gassman
•    2004: per la regia di Renato Giordano con Giuseppe Pampieri, Debora Caprifoglio e Micol Pampieri
•    2008: per la regia di Giorgio Albertazzi con Enrico Brignano, Serena Autieri e Giampiero Ingrassia
•    2015: per la regia di Claudio di Palma con Isa Danieli e Lello Arena

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