Edoardo Siravo

PROMETEO

da Eschilo

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Spettacolo audiodescritto per il
pubblico non vedente e ipovedente


 

Presenta

Edoardo Siravo

in

PROMETEO

da Eschilo
adattamento di Patrick Rossi Gastaldi

con

Ruben Rigillo, Silvia Siravo,
Gabriella Casali e Alessandro D’Ambrosi

 

Regia

Patrick Rossi Gastaldi

 

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Durata dello spettacolo: 60 minuti circa
Numero atti: uno
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Prometeo
Non è chiusa superbia il mio silenzio,
ma è coscienza che dilania il cuore
quando ripenso come sono offeso.

Ma udite la miseria dei mortali
prima, indifesi e muti come infanti,
e a cui diedi il pensiero e la coscienza.
Parlerò senza biasimo degli uomini,
ma narrerò l’amore del mio dono.
Essi avevano occhi e non vedevano,
avevano le orecchie e non udivano,
somigliavano a immagini di sogno,
perduravano un tempo lungo e vago
e confuso, ignoravano le case
di mattoni, lo opere del legno:


finché indicai come sottilmente
si conoscono il sorgere e il calare
degli astri, e infine per loro scoprii
il numero, la prima conoscenza,
e i segni scritti come si compongono,
la memoria di tutto, che è la madre
operosa del coro delle Muse.
Enzo Mandruzzato, IL TEATRO GRECO – Tragedie – Prometeo incatenato.
Milano: radiciBUR, 2006, p. 264-265

 

PRESENTAZIONE
Prometeo è il dio amico degli uomini e loro benefattore, il Titano che li favorisce dando loro il fuoco contro il volere di Zeus.
Il fuoco significa il sapere e Zeus rappresenta lo status quo, la situazione dominante dell’Occi dente attuale.
Prometeo, «colui che riflette prima», il Titano che ama il genere umano, altro non è se non la metafora d’una lotta inesausta, identica a se stessa nell’apparente trascorrere del tempo: lotta contro il potere dei pochi, affidato all’ignoranz a dei molti. Ed è questo il segreto che Prometeo ha carpito ai numi: senza il fuoco della conoscenza lo sfruttato è il miglior alleato dello sfruttatore, perché non ha coscienza dei diritti.
Prometeo non è un solo mito, è un modo d’essere dell’uomo nella storia di tutti i tempi. Come un passero intrappolato, piuttosto che vivere in gabbia si rompe le ali contro le sbarre per riconquistare la libertà di volare, così l’uomo sfida le imposizioni e mette in gioco la vita, se il potere prova a imporgli un’ideol ogia di annientamento della sua libertà di scelta.
La scintilla del fuoco, da Prometeo sottratto all’egoismo degli dèi, accende una luce in un mondo popolato da esseri confusi e atterriti, che si aggirano «simili a larve di sogni», sulla terra desolata, e li guida verso una vita più consona alla loro dignità di uomini. Egli è dunque il fiero eroe ribelle alla tirranide, dotato di una fede incrollabile nell’uomo.
Una condizione senz’altro riconducibile alla nostra attuale in cui anche ciascuno di noi, forse confuso e spaventato, dovrà portare con sé la fiaccola del fuoco sacro della conoscenza per non essere mai asservito al potere ma sempre artefice del proprio destino.

Gabriella Casali

NOTE DI REGIA
Dopo la rivolta di Zeus contro il padre Crono e la guerra che ne segue, Zeus si insedia al potere e annienta i suoi oppositori.
Prometeo, per aver donato il fuoco agli uomini, subisce  la sua collera e viene incatenato ai confini della terra nella regione della Scizia e il suo fegato sarà divorato in eterno da un’aquila famelica.
Il dramma, interamente statico, mette in scena Prometeo di fronte a diversi personaggi divini, senza mai presentare un confronto diretto tra Zeus e il Titano.
La centralità di Prometeo in tutta l’opera è costante: un ribelle contro Zeus e i nuovi Dei che piegano ogni cosa alla loro volontà. Il protagonista appare cosi’ portatore di un valore  che non può non suscitare simpatia nello spettatore cioè la solidarietà verso gli uomini e la volontà di aiutarli a progredire facendo loro conoscere il fuoco.
L’ identificazione del pubblico in Prometeo avviene in quanto il Titano, come l’uomo, aspira ad un pò di più che non gli è concesso. E’ un eroe confinato in un sistema di valori arcaici,dove l’ambizione a un “di più” è considerata un atto intollerabile di superbia e tracotanza.
L’adattamento tende ad essere più diretto possibile, senza però, togliere alcuni misteri che le parole sanno suscitare, incantare, sognare, pensare. Senza sconvolgere i pensieri aulici e poetici che l’autore ci tramanda.
Una domanda sorge ora nel 2020: merita l’uomo questo supplizio atroce, senza pace e senza fine che Prometeo, innamorato dell’umano, subisce?

Patrick Rossi Gastaldi

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Il Plautus Festival formula le più sentite felicitazioni all’amico Edoardo Siravo,
per l’assegnazione del “Premio alla carriera – FLAIANO TEATRO 2020

 

 

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