• 3

    agosto

  • Ora: 21.30
  • Luogo: Arena Plautina
teseo

Troiane


Spettacolo audiodescritto
per non vedenti e ipovedenti


 


in collaborazione con AC ZERKALO

presentano

Paolo Bonacelli – Valeria Ciangottini – Edoardo Siravo

in

TROIANE

di Seneca

traduzione e adattamento di Fabrizio Sinisi

con

Alessandra Fallucchi, Silvia Siravo, Elena Crucianelli, Cecilia Zingaro

scene Katia Titolo – costumi Sara Bianchi
assistente alla regia Elena Crucianelli
Regia di

Alessandro Machìa

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Personaggi Interpreti
Agamennone  >  Paolo Bonacelli
Ecuba  >  Valeria Ciangottini
Ulisse  >  Edoardo Siravo
Andromaca  >  Alessandra Fallucchi
Elena  >  Silvia Siravo
Polissena  >  Elena Crucianelli
Coro  >  Cecilia Zingaro
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«Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro.
E se tu guarderai a lungo in un abisso,
anche l’abisso vorrà guardare dentro di te.»
F. Nietzsche, “Al di là del bene e del male”

In una Troia avvolta dalle fiamme dall’inizio alla fine della tragedia, Seneca mette in scena un universo segnato dal lutto, dalla perdita del controllo sulle passioni, in cui l’umano si afferma soltanto nella sua possibilità di fare il male. Gli dèi sono ormai presenze lontane e insignificanti, c’è solo l’uomo nella sua infinita solitudine e sofferenza. A dominare è la guerra. E la morte: una morte che è anche liberazione dal dolore e dall’assurdo della vita.
Troades , che da più parti è stata definita “la più teatrale delle tragedie di Seneca”, rivela una straordinaria modernità nel rappresentare il demoniaco che abita l’interiorità dell’uomo e il male di cui è capace, grazie anche a una lingua asciutta e affilata nell’adattamento in versi sciolti di Sinisi e a una struttura che, ripensando le unità aristoteliche, si avvicina a una scansione quasi cinematografica della narrazione. Seneca emerge come “nostro contemporaneo” nel ritrarre il rapporto tra la dimensione pubblica del potere e quella privata della paura della morte, e nel dare alla parola una carnalità e un furore che, lungi da ogni letterarietà, riesce a farsi vera e propria “azione”; una testualità spettacolare che forse è la vera cifra della modernità del modello tragico proposto da Seneca, dove la tragedia non assolve più a una funzione stabilizzante, ma afferma in sé l’impossibilità di qualsiasi redenzione.

Alessandro Machìa

 

 

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