50a edizione
Comune di Sarsina

PLAUTUS FESTIVAL - SARSINA

XV LECTURAE PLAUTINAE SARSINATES - POENULUS

COMUNE DI SARSINA - Assessorato alla Cultura

UNIVERSITA’ DI URBINO “CARLO BO” - Facoltà di Lettere e Filosofia

PLAVTVS - Centro di Ricerche Plautine Sarsina - Urbino

C.I.S.P. - Centro Internazionale di Studi Plautini  Urbino

ROTARY CLUB - Distretto 2070  “Valle del Savio”

COOPERATIVO DI SARSINA BANCA DI CREDITO

COMUNITÀ MONTANA DELL’APPENNINO CESENATE


LECTURAE PLAUTINAE SARSINATES

XV
POENULUS

SARSINA
sabato 24 settembre 2011
Centro Culturale, Via Roma, 24

PROGRAMMA

 

 

ore 11
Indirizzo di saluto del Sindaco MALIO BARTOLINI
Introduzione del direttore del CISP  RENATO RAFFAELLI
 
Relazioni
- GIOVANNI GARBINI (Accademia dei Lincei): Il Poenulus letto da un semitista
- ROSARIO LOPEZ GREGORIS (Madrid, UAM): La rappresentazione dello straniero nel Poenulus
 
ore 16
Relazioni
- CHRISTOPHER BUNGARD (Butler, U.S.A.): L’ingannatore ingannato: i due aspetti di Milfione nel Poenulus
- FERRUCCIO BERTINI (Genova): Il Penolo volgarizzato di anonimo stampato a Venezia nel 1526
 
Comunicazioni
 
Discussione e conclusioni

A proposito del POENULUS

P reso a sette anni, un bambino è rapito da Cartagine.
O stile al matrimonio, un vecchio lo compra, lo adotta
E lo fa suo erede. Due sue cugine e la loro
N utrice sono rapite anch’esse. Le compra Lico,
U n lenone, che dà il tormento a un giovane innamorato. Ma
L ui invia al lenone un suo fattore rifornito d’oro e lo accusa di furto.
U n cartaginese, Annone, arriva e scopre che il giovane è suo nipote;
S copre e riconosce anche le sue due figlie, che aveva perduto.
La trama del Poenulus, come si intravvede dall’argomento acrostico, è piuttosto intricata. Infatti i rapimenti che stanno all’origine della vicenda sono due e interessano quattro persone. Il primo riguarda il giovane protagonista Agorastocle, che è stato rapito a sette anni da Cartagine e portato a Calidone, in Etolia. Comprato e adottato da un riccone del luogo, che nel frattempo è morto, Agorastocle si dà alla bella vita, infatuandosi della giovane Adelfasio. Il secondo rapimento riguarda due ragazze cartaginesi, che sono state portate via, assieme alla loro nutrice, da un brigante e vendute a un lenone, Lico, che con il suo bordello si trasferisce anche lui a Calidone. La nutrice si chiama Giddenide e le ragazze si chiamano Anterastile e Adelfasio: proprio la stessa Adelfasio per cui spasima Agorastocle. Ma c’è altro. Il padre di Agorastocle e quello delle due ragazze sono cugini: mentre il primo è morto qualche anno dopo il rapimento del figlio, il secondo, che si chiama Annone, è vivo ed alacre. Gira infatti per tutto il Mediterraneo alla ricerca delle figlie perdute: in ogni porto in cui arriva indaga, soprattutto tra le prostitute, per cercare di ottenere qualche notizia. Dopo molto vagabondare, anche lui è arrivato a Calidone. Il destino, quindi, ha voluto che nella stessa città vengano a trovarsi contemporaneamente Agorastocle, le sue cugine (di secondo grado) Adelfasio e Anterastile e il loro padre Annone, che è anche zio di Agorastocle. Questi antefatti costituiscono le premesse sulle quali si sviluppano gli accadimenti scenici, che si articolano in due movimenti. Nel primo, il servo Milfione escogita una trappola per permettere al suo padrone, Agorastocle, di togliere Adelfasio al lenone Lico. La trappola consiste nell’inviare dal lenone, sotto le mentite spoglie di uno straniero pieno di soldi, un servo dello stesso Agorastocle, il fattore Collibisco. Costui viene presentato a Lico, che non l’ha mai visto prima, come un forestiero ansioso solo di spendere per i propri piaceri, che il lenone, con la sua merce, può soddisfare facilmente. Alla presenza di alcuni testimoni, Collibisco è stato rifornito di trecento filippi d’oro e sempre attraverso gli stessi testimoni l’uomo viene introdotto dal lenone. A questo punto interviene Agorastocle, che accusa il lenone di nascondere un suo servo e di averne ricevuto del denaro: Lico, che ignora chi sia veramente lo ‘straniero’, nega recisamente e, con questo, rimane sempre più invischiato nella trappola. Infatti Agorastocle ha buon gioco, di fronte ai testimoni che lo spalleggiano, nel dimostrare che Collibisco è un suo servo e nel sostenere che il lenone ha mentito quando ha negato questo fatto: tanto più che ha ancora, nella borsa che tiene legata al collo, le monete che i testimoni gli hanno visto ricevere poco prima proprio da Collibisco. Agorastocle proclama di voler ricorre alla giustizia contro il lenone, come ladro colto in flagrante. E Lico scappa via per evitare di essere condotto subito dal giudice. Ma sa di non avere scampo (vv. 794-795):
Nunc ibo, amicos consulam, quo me modo
suspendere aequom censeant potissimum.
Ora corro dagli amici, per potermi consultare
sui sistemi più felici per andarmi ad impiccare.
Invece di procedere su questa linea, che ha avuto successo e che avrebbe verisimilmente condotto Agorastocle ad ottenere il suo scopo per vie legali, la trama di qui in poi segue un nuovo percorso, peraltro già tracciato dai rapimenti infantili dei protagonisti, cui s’è accennato: è il secondo movimento della vicenda, quello che porta al suo effettivo scioglimento. Il servo Milfione apprende infatti da Sincerasto, un servo del lenone, che Adelfasio e Anterastile, le due ragazze, sono state rapite bambine da Cartagine: esattamente come era accaduto ad Agorastocle, il suo padrone. Ora la strategia di attacco al lenone può approfittare di questa nuova arma: per dirla con le parole di Milfione (v. 920), la vittima predestinata, quando la prima sta per colpirlo, è già il bersaglio di una seconda freccia. Arriva finalmente in scena il poenulus Annone, di cui avevamo sentito parlare solo nel prologo, alla ricerca delle figlie e anche di Agorastocle, che gli risulta essere figlio di un suo antico ospite. Lo incontra, assieme a Milfione, e in una lunga e spassosa scena, in cui Annone inizialmente parla in punico e il servo gli fa da traduttore, si scopre che Agorastocle è il nipote del nuovo venuto, come è confermato da un topico segno di riconoscimento: una vecchia cicatrice sulla mano sinistra, prodotta dal morso di una scimmia. A Milfione viene in mente una nuova idea: chiedere ad Annone di farsi passare per il padre delle due ragazze (quale realmente è, ma ancora non lo sa nessuno), di cui ha appena saputo da Sincerasto che sono state rapite da Cartagine, così potranno essere tolte al lenone più facilmente. Annone si presta volentieri, anche perché questa situazione gli ricorda molto da vicino la propria. Il riconoscimento, secondo le attese, avviene per davvero: Annone, prima ancora delle figlie, incontra la loro nutrice Giddenide, che lo riconosce subito. Segue il riconoscimento con le figlie, che Annone, essendo ormai del tutto rassicurato, conduce scherzosamente, tenendole per un po’ sulla corda prima di rivelarsi. Anche Agorastocle ottiene quello che voleva. Annone infatti accondiscende facilmente alla richiesta di dargli in sposa Adelfasio, che si è scoperta sua cugina di secondo grado: la ragazza, per fortuna, è ancora illibata (pura sum: v. 350) e l’arrivo del padre è stato quanto mai tempestivo, perché proprio quel giorno lei e la sorella sarebbero state avviate a far mercato del proprio corpo (facerentque indignum genere quaestum corpore: v. 1140). Chi perde su tutta la linea è Lico, che torna in scena dopo aver consultato gli amici, da cui ha avuto il consiglio atteso (vv. 1338-1341):
                Decipitur nemo, mea quidem sententia,
                qui suis amicis narrat recte res suas:
                nam omnibus amicis meis idem unum convenit,
                ut me suspendam, ne addicar Agorastocli.
                Non s’inganna, a mio parere, chi agli amici i suoi tormenti
                francamente fa sapere. Mi hanno detto tutti quanti
                che mi resta una via sola, se non voglio farmi schiavo,
                che m’impicchi per la gola.
Il lenone riuscirà ad evitare le cause minacciategli da Agorastocle, per la trappola di Collibisco, e ora anche dal Cartaginese, che rivendica la libertà delle sue figlie: ma solo a patto di un adeguato risarcimento e soprattutto della restituzione delle due ragazze al padre, che ha il giusto premio per non aver mai smesso di cercarle «per terra e per mare, in ogni luogo» (mari terraque, usque quaque: v. 105).
       R.R.
 

Per informazioni:
- Comune di Sarsina – Ufficio Cultura
Tel 0547 94901 - E-mail: cultura@comune.sarsina.fo.it
- Università di Urbino “Carlo Bo” – Dipartimento di Scienze del Testo e del patrimonio culturale - Tel 0722 305651 - E-mail: stefania.rocco@uniurb.it