50a edizione
Comune di Sarsina

PLAUTUS FESTIVAL - SARSINA

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20/08/2011 MILES GLORIOSUS

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di Tito Maccio Plauto - Condividi

Plautus Festival - Comune di Sarsina - TeatroVivo

presentano

Vanessa Incontrada

in

MILES GLORIOSUS

di Tito Maccio Plauto

con

Maximilian Nisi

musiche Paolo Capodacquai
deazione scene Matteo Soltanto
realizzazione scene Marco Fagnocchi
costumi Laetitia Favart
realizzazione costumi Marta Benini
maschere Andrea Cavarra

Regia di Cristiano Roccamo

PERSONAGGI

Palestrione - Vanessa Incontrada
Periplectomeno - Maximilian Nisi
Pirgopolinice - Luca Cairati
Acroteleuzia - Artotrogo - Sandra Cavallini
Sceledro - Mauro Eusti
Filocomasia - Elisa Cutrupi
Lurcione, Milfidippo, Puer - Nicola Borghesi
Pleusicle - Luca Damiani

 

Perché Plauto

Plauto scriveva per un pubblico popolare, cercava di assecondare il gusto del pubblico e di ottenere l’applauso della platea. Al pubblico teatrale piacciono i vari espedienti farseschi: le sorprese e le battute comiche, gli equivoci e gli scambi di persona, le beffe e i raggiri, la caricatura e la parodia, i giochi di parole, i doppi sensi grossolani, l’esaltazione dei piaceri materiali, la ricerca del guadagno e del denaro con ogni mezzo. Plauto è il padre del teatro comico popolare moderno. Le sue commedie hanno ricevuto pesanti critiche in epoche dominate dal gusto classico o classicistico perchè non rappresentavano un’arte raffinata, morigerata e decorosa. Il classicismo francese del Seicento, per esempio, anche se il grande Molière trasse spunti ed argomenti da Plauto, mostra un profondo disprezzo nei confronti delle commedie plautine, in particolare per il loro linguaggio ruvido e triviale. Tuttavia, a partire dai primi decenni del Novecento, il comico farsesco torna di moda e riacquista un valore artistico. La fortuna del teatro di Plauto segue l’onda dei film comici di Charlie Chaplin. Nel mondo di Plauto non esistono né moralità, né umanità: i rapporti tra gli uomini si basano sull’inganno e sulla frode, oppure mirano a ricavare guadagno o piacere. I sentimenti e gli affetti sinceri, quando ci sono, si rivelano comici e non commoventi. Plauto ci regala il principio di quella commedia tipica della penisola italica, che nel tempo si è trasformata ed è stata chiamata in vari modi, dalla Commedia degli Zanni, alla Commedia dell’Arte, fino alla nostra Commedia all’Italiana. 

 


Note di regia

 

In questa lettura drammaturgica l’intreccio architettato con cura dal servo astuto, in questo caso è una serva astuta (Palestrione), ai danni del soldato e a vantaggio del giovane innamorato, viene rispettato con una messa in scena semplice, senza quarta parete, direttamente in complicità con il pubblico, legata alle tecniche della farsa e del lazzo comico, del ritmo e del respiro della commedia. Attori che dialogano tra loro, che dialogano con il pubblico, come voleva Plauto e come si aspetta chi va ad assistere a una commedia. L’intreccio, spietato nello svelare gli istinti che muovono i personaggi, ci dà l’immagine disincantata e divertente delle vicende umane che rimangono immutate nel tempo. Sono sempre le stesse, 2000 anni fa come ora, nelle dinamiche e negli intrecci. I personaggi semplici ed immediatamente riconoscibili nel carattere dallo spettatore, vestiti in abiti che richiamano la tradizione delle culture d’epoca romana, ma non filologici: il tutto “giocato” in una scena essenziale ed efficace che si rende parte della commedia. Ecco perché Plauto è per me un contemporaneo, così come tutta quell’arte che appartiene alla tradizione della Commedia all’Italiana. Un’opportunità, per gli attori, di misurarsi con un grande classico latino e di riallacciarsi alla nostra tradizione comico-popolare, che ci rende unici come popolo e come spirito. Ecco cosa si aspetta lo spettatore: di essere compreso nella commedia con il proprio essere presente in platea, dove la sua risata sia battuta del testo, lazzo comico non intellettuale, ma ancestrale, per realizzare l’evento unico ed inscindibile che fa di quella rappresentazione la propria catarsi.
 
Plauto ci dà gli strumenti.
Gli attori la loro energia.
Cristiano Roccamo

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