matia pascal

Il fu Mattia Pascal


Spettacolo audiodescritto
per non vedenti e ipovedenti


 

presentano

Pino Quartullo

in

IL FU MATTIA PASCAL

di Luigi Pirandello

con

Rosario Coppolino

e con

Giovanni Maria Briganti, Adriano Giraldi, Diana Höbel, Marzia Postogna

 

scene Salvo Manciagli
costumi Françoise Raybaud
musiche Massimiliano Pace
assistente alla regia Cecilia D’Amico

 

Regia di

Guglielmo Ferro


Personaggi e interpreti
Mattia Pascal  >  Pino Quartullo
il prete/Paleari  >  Rosario Coppolino
Batta Malagna/Scipioni  >  Adriano Giraldi
La vedova Pescatore/la signorina Caporale  >  Diana Höbel
Romilda Pescatore/Adriana Paleari  >  Marzia Postogna
Pomino/giovinetto  >  Giovanni Maria Briganti

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Durata: due ore, compreso l’intervallo
Numero atti: due
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Trama
Mattia Pascal vive a Miragno, immaginario paese della Liguria. Il padre, intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell’amministratore, Batta Malagna.
Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote Romilda, che però poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza.
La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza.
Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa.
A Montecarlo, dove vince alla roulette un’enorme somma di denaro, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita.
Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S’innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l’anagrafe non esiste.
Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità.
Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina.
Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.

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Pino Quartullo
Attore, regista, produttore, nasce a Civitavecchia (Roma) nel 1957. Dopo essersi laureato in architettura
decide di concentrarsi sulla sua vera passione: il mondo dello spettacolo. Segue i corsi di regia all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma e si diploma in recitazione al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche di Gigi Proietti.
Nel 1982 Aldo Trionfo lo sceglie per recitare in Incantesimi e magie e Giuseppe Patroni Griffi per la sua messa in scena de L’avaro di Molière. Nel 1983 fonda una propria compagnia teatrale, La Festa Mobile, e inizia a curare lui stesso le regie degli spettacoli che porta in scena.
Nel 1986 produce e dirige, insieme a Stefano Reali, il cortometraggio ‘Exit’, una piccola perla sulla magia e
sul fascino del cinema con cui ottiene una Nomination all’Oscar per il miglior cortometraggio e vince il Festival di San Sebastian.
Al cinema, nel 1988 interpreta il ruolo di Pietro in ‘Piccoli equivoci’, il film d’esordio cinematografico di Ricky
Tognazzi. La sua prestanza fisica e la sua esuberanza di interprete lo rendono subito popolare e nel 1989 il suo volto viene scelto per il film tv ‘Il vizio di vivere’ diretto da Dino Risi. Il mondo del cinema lo attrae, ma non lo conquista definitivamente e Pino continua a dirigere lavori teatrali.
Nel 1990 il suo ‘Quando eravamo repressi’, con Alessandro Gassman ottiene un grande successo di pubblico e due anni dopo Quartullo decide di portarlo sul grande schermo. Nel 1992 la sua piéce teatrale ‘Le faremo tanto male’ segna il debutto teatrale dell’attrice Stefania Sandrelli.
Nel 1993 è la volta di ‘Le donne non vogliono più’, seguito nel 1996 dal successo di ‘Storie d’amore con i crampi’. Nel 1999 torna sul grande schermo con Remo Girone e Monica Guerritore nel film ‘L’amore oltre la vita’ di Mario Caiano, e nello stesso anno ha un ruolo da protagonista nella pellicola di Sergio Mattino ‘A due
passi dal cielo’.
Dal 2000 cura per molti anni la direzione artistica del Teatro Traiano di Civitavecchia, proseguendo allo stesso tempo le tournée per l’Italia.
Nel 2001 dirige con successo Arnoldo Foà in Il vantone di Pier Paolo Pasolini, opera tratta dal ‘Miles Gloriosus’ di Plauto. Gli ultimi anni sono caratterizzati da alcune partecipazioni in grandi produzioni cinematografiche e televisive. Per il cinema: ’Che ne sarà di noi’, regia di Giovanni Veronesi (2004); ‘Scusa ma ti chiamo amore’ (2008) e ‘Scusa ma ti voglio sposare’ (2009), regia di Federico Moccia; ‘Il figlio più piccolo’, regia di Pupi Avati (2009). Per la televisione: ‘Lo zio d’America 2 ‘ (2006); ‘Provaci ancora Prof!’ (2008) e ‘L’ispettore Coliandro’ (2016).
Negli ultimi anni a teatro è in scena con Timone d’Atene, regia di Jurij Ferrini; Ultima chiamata di Josiane Balasko, di cui cura anche la regia; insieme ad Ornella Muti ed Emilio Bonucci, è tra gli interpreti de L’ebreo di Gianni Clementi per la regia di Enrico Maria Lamanna; interprete e regista di Che ora è? tratto dal film di Ettore Scola, e di Qualche volta scappano di Daniel e Agnès Besse.

Guglielmo Ferro
Classe 1965, figlio del grande attore Turi Ferro e di Ida Carrara, Guglielmo Ferro si forma accanto a registi quali Mario Missiroli, Sandro Sequi, Lamberto Puggelli e Antonio Calenda e segue un corso di formazione con Peter Brooke.
A teatro firma la regia di oltre settanta spettacoli prodotti dai più importanti teatri italiani, dirigendo tra gli altri Ugo Tognazzi, Turi Ferro, Massimo Dapporto, Arturo Brachetti, Remo Girone, Mario Scaccia, Giulio Brogi, Pino Micol, Ida Carrara, Maria Paiato.
Dirige dal 2001 al 2011 la rassegna internazionale “Gesti contemporanei” in collaborazione con varie ambasciate – tra cui Olanda, Portogallo, Danimarca – che ospita artisti provenienti da tutto il mondo.
Dirige “Mar de tierras” in collaborazione con Jachim Ruiz, progetta e realizza lo spettacolo di apertura dei campionati mondiali di scherma 2011 (evento in mondovisione) e collabora con l’istituto italiano di cultura a Londra per eventi collegati alle olimpiadi 2012.
Negli ultimi anni, oltre a curare la regia di eventi speciali come lo spettacolo multimediale “Dorando” a Londra o “Pollok”, in occasione della mostra su Jackson Pollok al Gugghenaim Museum, Ferro si cimenta con l’opera lirica dirigendo due edizioni della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti e il Tristna und Isolde di Richard Wagner.
Ha da poco diretto a teatro Giuseppe Zeno ne Il sorpasso, tratto dal capolavoro di Dino Risi.
Vincitore di due “Biglietti d’oro” (con Servo di scena di Ronald Hardwood e Il malato immaginario di Molière), Ferro è direttore artistico del Teatro Quirino di Roma

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Pino Quartullo, ha precedentemente calcato le scene del Plautus Festival nei seguenti anni:
> 2001: “Il vantone” di Pasolini

 

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