La tragica storia del dottor Faust

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e il Comune di Portigliola

 

presentano

Edoardo Siravo e Antonio Salines

in

LA TRAGICA STORIA DEL DOTTOR FAUST

di Christopher Marlowe

traduzione in versi di Rodolfo Wilcock

 

con (in o.a.)

Francesca Bianco, Fabrizio Bordignon, Gabriella Casali,
Giuseppe Cattani, Germano Rubbi, Roberto Tesconi, Anna Paola Vellaccio

costumi: Annalisa Di Piero
musiche: Francesco Verdinelli

 

Regia di

Carlo Emilio Lerici

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Durata spettacolo: 100 minuti circa
Numero atti: uno
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Un uomo colto, versato in molti campi del sapere umano, stanco del limite che avverte in se stesso e nella cultura contemporanea, desideroso di ottenere piaceri, conoscenza e potere, invoca il demonio e baratta la sua anima in cambio di ventiquattro anni durante i quali ogni suo desiderio sarà soddisfatto. È il mito del Dottor Faust, narrato da Christopher Marlowe, uno dei più longevi e fecondi della cultura occidentale.

Questa nuova versione teatrale vede protagonisti, nei panni di Faust e Mefistofele, due grandi della scena italiana: Edoardo Siravo ed Antonio Salines reduci dal grandissimo successo ottenuto con lo spettacolo Aspettando Godot. Proprio grazie a questo spettacolo Salines ha appena ricevuto la nomination come miglior attore al prestigioso premio “Le Maschere del Teatro”. Accanto a loro altri sette attori, tutti affermati professionisti, in un cast di grande livello alternandosi nei numerosissimi ruoli previsti dal testo: Francesca Bianco, Fabrizio Bordignon, Gabriella Casali, Giuseppe Cattani, Germano Rubbi, Roberto Tesconi e Anna Paola Vellaccio. La messinscena, curata da Carlo Emilio Lerici, è caratterizzata da un linguaggio espressivo moderno ed essenziale, che vuole assecondare i grandi momenti tragici del testo, senza trascurare le parti più dichiaratamente brillanti. Così come saranno assecondate le sollecitazioni fantastiche suggerite dall’incredibile serie di apparizioni “magiche” che accompagnano le vicissitudini del protagonista. Questo impianto registico, grazie alle musiche originali di chiara matrice rock composte appositamente dal M° Francesco Verdinelli e alle creazioni astratte della costumista Annalisa Di Piero, punta a trasformare il dramma di Marlowe in moderna dark-opera.
Inoltre, ma non in ultimo, con questo spettacolo si vuole rendere omaggio al grande Rodolfo Wilcock, nel centenario della nascita, utilizzando la sua celebre traduzione in versi.

Il Faust di Marlowe
Marlowe scrisse il Dottor Faust intorno agli anni 1588-89 e lo pubblicò nel 1604. Quest’opera teatrale si inserisce nella prima fase del teatro elisabettiano e come tutte le opere teatrali di Marlowe (ne scrisse sette) è innovativa: il coro, di chiara ascendenza senechiana, che apre la tragedia, annuncia il contenuto dell’opera, mettendo subito in evidenza qual è la novità rispetto alle tragedie precedenti. Protagonista non è più il principe medievale o il re, ma è l’intellettuale, il rappresentante della nuova realtà storica, che non si fa portavoce di un messaggio, non afferma alcuna verità assoluta, ma presenta in sé il conflitto tipico dell’epoca tra la sfera teologica e umanistica. Faust è un intellettuale che vuole raggiungere il potere (non sappiamo, però, quali siano le motivazioni che lo spingono verso tale direzione) e si rende conto che filosofia, medicina, legge e teologia non sono sufficienti a fargli raggiungere tale meta; dopo aver imparato i trucchi della magia nera, invoca il diavolo, col quale fa un patto: gli vende la propria anima in cambio del potere (un potere che non avrà mai). Mefistofele, servo di Lucifero, fa da intermediario tra Faust e il signore degli inferi; questo servo fedele, al quale Faust dà anche lezione di coraggio, ad un certo punto della tragedia, nel primo dialogo col protagonista, arriva a parlare in termini umani, quando asserisce di aver visto il Signore e il suo regno e la consapevolezza di non poter vedere mai più quel mondo, provoca in lui angoscia e atterrimento. Marlowe non esprime un giudizio sul modo di agire di Faust, mira piuttosto a mettere in luce la lotta interna al protagonista; quest’ultimo spesso, nei monologhi, parla in seconda persona, come se si fosse sdoppiato o come se fosse un semplice spettatore, ed è proprio in questi frangenti, che possiamo percepire il dramma e la sofferenza di quest’uomo, nella cui anima bene e male si scontrano di continuo. Il personaggio disegnato da Marlowe appare crudele e buono, innocente e colpevole, un uomo dalle mille sfaccettature, servo del demonio, che a volte, si rende conto dello sbaglio commesso, vorrebbe tornare e potrebbe tornare a Dio, pentendosi, ma non lo fa: questo è il grande peccato che lo porterà alla dannazione eterna. Il Dottor Faust è indubbiamente una tragedia tra le più belle che siano mai state scritte e che, a distanza di poco più di quattrocento anni, colpisce per la sua straordinaria forza e originalità; un’opera che non ha mancato di influenzare grandi scrittori a partire da Shakespeare fino a Goethe e della quale molti si sono occupati, tra i tanti G. Carducci, T. S. Eliot e J. Grotowski.

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Edoardo Siravo ha precedentemente calcato le scene del Plautus Festival nei seguenti anni:
> 2003: “Le troiane” di Euripide
> 2005: “Rudens” di Plauto
> 2006: “Ifigenia in Aulide” di Euripide
> 2007: “Antigone” di Sofocle
> 2008: “Miles gloriosus” di Plauto
> 2010: “La bisbetica domata” di Shakespeare
> 2011: “Edipo” da Sofocle a Seneca
> 2012: “Le troiane” da Euripide e Seneca
> 2013: “Farse Plautine” da Plauto
> 2015: “Il vantone” di Pasolini
> 2017: “Aulularia” di Plauto
> 2018: “Troiane” di Seneca

Antonio Salines ha precedentemente calcato le scene del Plautus Festival nei seguenti anni:
> 1992: “Cyrano de Bergerac” di Rostand

 

 

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