Alla scoperta del Teatro: L’Opera

Il termine opera descrive, a livello internazionale, un genere teatrale e musicale dove l’azione scenica si abbina alla musica, al balletto e al canto.

L’opera nasce e si sviluppa prevalentemente in Italia diventando un vanto e punto fondamentale della sua unità. L’Italia è considerata da tutti come la patria dell’opera e questo spiega anche il perchè sia il paese con il più alto numero di teatri al mondo.

operaliricaL’opera francese, nata da Jean Baptiste Lully compositore francese di origine italiana, è caratterizzata  dall’abbandono della cantabilità per lasciare spazio a un’interpretazione musicale del testo, differenziandola dalla versione italiana. Uno stile di canto severo e declamatorio, prevalentemente sillabico, dove l’importanza delle coreografie e della struttura in cinque atti ne rappresentano ulteriori differenze.

L’opera nella storia

L’origine dell’opera si fa risalire al passaggio tra XVI e XVII secolo, quando un gruppo di intellettuali, la camerata de’ Bardi, ha deciso di formalizzare questo nuovo genere letterario.
Se le radici storiche risalgono al teatro medievale mentre quelle ideali derivano dal teatro antico, in particolare dalla tragedia classica. Già la commedia dell’arte, cinquecentesca, prevedeva al suo interno l’uso di canzoni, come anche il masque inglese e il ballet de court francese mescolavano voci, strumenti, scene.
L’opera, in età barocca, ha un enorme diffusione, affermandosi specialmente a Roma e Venezia. Una tipologia di spettacolo principalmente riservato alle corti, destinato ad una elitè di intellettuali aristocratici, acquista carattere d’intrattenimento a partire dall’apertura dei primi teatri pubblici.

Nel corso del XVII secolo i soggetti preferiti sono i poemi omerici, virgiliani e le vicende cavalleresche, soprattutto quelle narrate da Ariosto e Tasso, con l’aggiunta di spunti comici, erotici e fantasiosi. La musica, arricchita dalla presenza di strumenti a fiato e ad arco, è caratterizzata dalla presenza continua del basso. Alla severità dell’opera degli esordi, condizionata dall’estetica tardo-rinascimentale, subentra un gusto per la varietà delle musiche, dei personaggi e degli intrecci. La forma dell’aria, un’occasione di esibizione canora dalla melodia accattivante, conquista sempre maggior spazio al recitativo dei dialoghi, mentre il canto si fa sempre più fiorito.

Nel XVIII l’opera italiana viene riformata dal poeta Pietro Metastasio che stabilisce una serie di canoni formali, relativi alla drammaturgia e alla struttura metrica delle arie, applicando le famose unità aristoteliche, concentrandosi quasi esclusivamente sul genere serio. Questa scelta di eliminare ogni elemento o riferimento comico dal teatro musicale, determina la nascita dell’opera comica, inizialmente come forma di intermezzo, poi sviluppata come opera buffa e dramma giocoso.

Nella seconda metà del XVIII, grazie anche all’azione riformatrice di Mozart precedentemente anticipata in Italia, viene ridotta l’ampollosità e la retorica canora a vantaggio di uno svolgimento dell’azione chiaro, con maggiore aderenza tra musica e personaggi. Nella seconda metà del Settecento alcuni tra i più importanti maestri italiani si stabiliscono a Parigi, ma lo scontro tra le due tradizioni e scuole non cessa.

loperaRossini, trasferitosi anch’esso a Parigi, inaugura con Guillaume Tell il genere della Grand Opèra, genere che avrà un successo enorme. Rossini domina la scena tra il 1810 e il 1830 portando a compimento l’esperienza dell’opera buffa, abbandonando la commedia realistica, in favore di una comicità assoluta, con accenni di surrealismo.

Nel periodo post-rossiniano la netta distinzione tra generi va attenuandosi, proseguendo nell’esperimento dell’opera semiseria; la componente aulica e moraleggiante lascia spazio all’elemento lirico, dove il trionfo del canto è liberato da ogni retorica.

La figura di Giuseppe Verdi, una vera sterzata verso un romanticismo carico di contrasti drammatici, irrompe sulle scene portando un’attenzione maggiore alla rappresentazione, diretta e metaforica, della realtà storica italiana contemporanea con una visione drammaturgica organica.

Negli stessi anni l’opera francese sviluppa due generi contrapposti: la Grand Opèrà e l’opèra-comique, con dialoghi parlati.
Il modello francese ha un decisivo impatto sulla produzione operistica italiana di fine Ottocento, nella fase più nota come di “Transizione”, dove decadono le vecchie forme convenzionali e si afferma la grande opera, chiaro riferimento alla sorella maggiore francese.

Il modello alternativo di Wagner si muove partendo da una debole tradizione operistica tedesca; rivoluzionando dalle fondamenta il genere operistico, elimina le forme chiuse e il protagonismo dei cantanti per struttura le sue partiture in chiave sinfonica intorno a temi conduttori, conosciuti come leitmotiv. Un linguaggio nuovo e ardito è alle radici della musica moderna e nei decenni successivi questo genere viene assorbito anche dalle scuole operistiche italiana e francese; la nascente scuola russa si dimostra più indipendente, mantenendo le sue premesse nazionalistiche.
In questo periodo gli operisti italiani si orientano, abbandonando la grande opera,  verso drammaturgie di tipo realista e verista, ben più affini al genere dell’opèra – lyrique.

Dopo la metà del XX secolo la produzione di opere inedite si è ridotta, in concomitanza dell’affermazione e alla successiva diffusione di nuove forme di spettacolo e intrattenimento come il cinema, la radio e poi la televisione.

Le caratteristiche dell’Opera

ll teatro di prosa opera per mezzo di scenografie e costumi e attraverso la recitazione. Il testo letterario appositamente composto è chiamato libretto e contiene le battute pronunciate dai personaggi e le didascalie.

I cantanti vengono accompagnati da un complesso strumentale di dimensioni variabili, anche di una grande orchestra sinfonica. L’opera ha sempre acceso importanti dispute tra gli intellettuali, già dagli albori, tese a stabilire quale fosse l’elemento principale: testo o musica? Diversi sono i soggetti rappresentati nell’opera; i sottogeneri, più conosciuti e rilevanti possono essere considerati: serio, buffo, giocoso, semiserio, farsesco.

L’opera si articola e si sviluppa in  “numeri musicali”, che includono sia momenti di insieme come duetti, terzetti, concertati, cori, balletti e  sia assoli più noti come arie, ariosi, romanze, cavatine, cabalette. Oggi però, in realtà, il successo di un’opera deriva da un insieme di fattori alla cui base, oltre alla qualità della musica, che tendenzialmente dovrebbe andare incontro al gusto prevalente ma che talvolta presenta tratti di forte innovazione, vi è l’efficacia drammaturgica del libretto e dell’insieme di tutti gli elementi che compongono e determinano lo spettacolo teatrale.

La messa in scena, scenografia, regia, costumi ed eventuali coreografie, riveste un’importanza fondamentale, come la recitazione e la qualità vocale dei cantanti. L’opera ha una storia di oltre quattro secoli, dalla fine del XVI secolo fino ai giorni nostri.

I ruoli nell’Opera

Fino a quasi tutto l’Ottocento l’opera si suddivide in numeri musicali: arie, duetti, cori e finali. Nel corso del XVIII secolo i singoli numeri vengono raccordati da “recitativi”, accompagnati da clavicembalo e dal basso, più noti come recitativi secchi, nei quali si è poi evoluto il recitar cantando del melodramma di fine XVI secolo. Nella tradizione del teatro musicale francese e tedesco, operà-comique e singspiel, i recitativi secchi sono sostituiti da veri e propri dialoghi parlati.

Nel corso degli anni, il recitativo accompagnato dall’orchestra è stato inserito nel “numero” chiamato scena. Nella seconda metà del Settecento e nel primo Ottocento aria e scena hanno convissuto fino a quando il primo è caduto in disuso.

Nell’opera i cantanti e i relativi ruoli ricoperti e interpretati sono distinti in base al registro vocale. Le voci maschili, descritte dalla più grave alla più acuta, sono: basso, baritono e tenore; a questi si possono aggiungere le voci di controtenore, detto anche contraltista, e di sopranista, che utilizzano il falsetto per imitare la voce femminile. Essi eseguono ruoli ricoperti in passato dagli eunuchi. Le voci femminili vengono classificate, sempre dalla più grave alla più acuta, in: contralto, mezzosoprano e soprano. Oggi anche le voci femminili eseguono ruoli da sopranili e contraltili scritte per gli eunuchi.

I principali generi dell’Opera

Nella lunga storia dell’Opera si sono venuti a creare diversi generi e sottogeneri, con una continua contaminazione, per seguire i gusti del pubblico, in base alle epoche storiche, e per creare soggetti e lavori originali da parte degli artisti.
I generi più importanti e maggiormente conosciuti sono l’opera serie, l’opera buffa, il melodramma giocoso, l’opera semiseria, la farsa e la Grand opèra.

L’opera seria è un tipico genere italiano nettamente contrapposto all’opera buffa. Fin dagli albori si è occupata di esprimere gli affetti, elevati e sublimi, di personaggi eccezionali, tratti dall’epica, dalla mitologia e dalla storia antica, perfettamente incarnati dal canto e dalla musica. Proprio la presenza della musica spinge a temperare la dimensione eroica, tipica del teatro tragico, rileggendola in una chiave più umana, avvicinando di conseguenza al pubblico i personaggi.
L’opera buffa, si sviluppa a Napoli nella prima metà del XVIII come opera comica; annovera tra i suoi compositori più famosi Mozart e Rossini. Nella lunga storia della lirica, l’opera buffa si contrappone per caratteristiche all’opera seria trasformando l’opera in un genere in cui la gente potesse riconoscersi nei personaggi. Se l’opera seria era un costoso intrattenimento per il Re e la nobiltà, l’opera buffa si realizza per un pubblico normale, sottolineando i problemi comuni.
Melodramma giocoso, genere operistico nato in Italia verso la metà del XVIII secolo, ha sempre un intreccio sentimentale o patetico che si conclude con un lieto fine, collocandosi al centro tra opera seria e opera buffa. Carlo Goldoni, dal 1748, iniziò ad usare regolarmente il termine melodramma giocoso per descrivere questo genere teatrale e operistico.
L’opera semiseria è un genere operistico in cui convivono personaggi, stili e forme tratti dall’opera seria e buffa. Questo genere si afferma verso la fine del Settecento in Italia sul modello della pièce au sauvatage francese. Un intreccio che si sviluppa intorno alle disavventure di una coppia di giovani, di estrazione umile, che dopo aver sfiorato il finale tragico, si conclude con un lieto fine. Solitamente il ruolo del malvagio veniva ricoperto da un personaggio aristocratico, per ben rappresentare il conflitto sociale.
La farsa è un genere che si è diffuso tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, principalmente tra Napoli e Venezia. È un opera a carattere buffo, con un solo atto, a volte rappresentata insieme a dei balletti. Strutturalmente affine al dramma giocoso, ma con i recitativi più corti. La farsa era caratterizzata dall’assenza quasi totale di cori, presentando però un andamento veloce e un’azione moderata.
Il Grand Opèra è il genere operistico che ha dominato la scena francese in quasi tutto l’Ottocento. Nei tratti più caratteristici di questo stile confluiscono le acquisizioni del teatro francese, facilmente riscontrabili nell’opèra-comique e nella tragèdie lyrique. I libretti sono incentrati su soggetti a sfondo storico, dove contrasti passionali, bruschi cambi di situazioni e colpi di scena sono centrali. Hanno particolare rilievo le scene spettacolari, caratterizzate dalla presenza di molte comparse, cortei, balletti. Ai cori viene affidata molta importanza, mentre l’orchestrazione è costituita da un organico ampio. L’opera si articola in cinque atti, per un pubblico prevalentemente della borghesia urbana.

Per Concludere

Sicuramente genere teatrale storico e di primaria importanza, fiore all’occhiello della tradizione italiana, l’opera rimane oggi centrale nelle stagioni teatrali.
Anche se negli ultimi decenni, la produzioni di opere inedite si è bruscamente interrotto, in un rapporto causa-effetto con l’avvento e la fioritura di nuove tipologie di spettacolo e di intrattenimento, dal cinema alla radio, dalla tv a internet, l’opera conserva ancora quel fascino e quell’importanza che da sempre le hanno permesso di risiedere nel pantheon del teatro e della cultura.

UFFICIO TEATRO

Giampaolo Bernabini
Istruttore Servizi Culturali e Turistici
Largo Alcide De Gasperi, 9 - 47027 Sarsina FC
Tel. 0547 94901 - Fax 0547 95384
cultura@comune.sarsina.fc.it
organizzazione@plautusfestival.it

UFFICIO BIGLIETTERIA

Aperto dai primi giorni del mese di luglio fino al termine del Festival

Alessandra Bagaglia
Via IV Novembre, 13 - 47027 Sarsina FC
Tel./Fax 0547 698102
info@plautusfestival.it