Alla scoperta del Teatro: La Tragedia

Il teatro è una forma d’arte antica e molto varia, ricca di caratteristiche distintive, importanti e significative. Diversi sono gli stili, i generi che commediografi e registi hanno utilizzato nel tempo e continuano ad utilizzare per realizzare spettacoli che vadano incontro alle esigenze e ai gusti del pubblico, nei diversi contesti, culture e periodi storici. Come detto i generi sono molti e spesso non si escludono a vicenda; la ricchezza e l’unicità del teatro sta proprio nel fatto che è possibile prendere in prestito elementi di ogni stile per mettere in scena lavori dove la combinazione è il tratto distintivo della rappresentazione stessa.

antigoneLa tragedia, che deriva dalla ricca tradizione poetica e religiosa dell’Antica Grecia, rappresenta una delle forme più antiche di teatro. Il dramma messo in scena è solitamente serio e di elevato significato, si tratta spesso di temi mitologici o storici, infatti è generalmente ambientata fra Dei o alla corte di un Re, dove un personaggio eroico affronta gli eventi; la tragedia si conclude solitamente con la morte dei protagonisti o con una descrizione della loro pena. In epoca classica è solito che venisse descritto e raccontato un fatto noto al pubblico.

L’origine del nome Tragedia è avvolto in un alone di mistero. Secondo Aristotele la tragedia discende dal dramma satiresco; egli la definisce come imitazione di un’azione seria e compiuta in se stessa. La paternità di questo antico genere teatrale è sempre stata rivendicata da Atene, senza mai preoccuparsi del fatto che la lingua in cui il coro era solito esprimersi era dorica.

La Tragedia nella Storia

Come detto, la tragedia nasce nella Grecia Antica, ma i romani adattarono la adattarono al loro tempo e alla loro cultura nelle “fabulae praetextae”, descrivibile come dramma storico nazionale, in netta opposizione alla fabula cothurnata, la tragedia di argomento greco, introdotta da Ennio e Nevio. La tragedia  riprende vigore con Seneca, anche se caratteristiche come il gusto dell’orrido, l’alto numero di personaggi, sono decisamente poco adatte al teatro tragico dell’epoca, portando a ritenere che fossero destinate alla declamazione più che alla rappresentazione scenica. Nel era cristiana viene ripresa la modulistica tragica classica declinata su argomenti biblici e sacri, pensata per fini apologetici e di conversione, la tragedia usata come dottrina. Anche il Medioevo è caratterizzato da rappresentazioni a sfondo sacro, dove però risulta più complesso scorgere un legame o una parentela con la tragedia classica.

La tragedia rinasce e risorge in tempi moderni, recuperando tematiche di epoche precedenti trasformate in forme nuove, come i temi mitologici. La tragedia confluisce nell’Opera lirica, ovvero la tragedia cantata intesa come prosecuzione della tragedia greca. Passati i temi mitologici, gli argomenti rimangono ugualmente eroici, aulici e distanti dal quaotidiano, avvicinandosi però ai temi cari ai cantori. Questi accade già in epoca rinascimentale e post – rinascimentale, con autori tipo Shakespeare che rappresentano la tragedia, sia sulla scena, basata su modelli e temi originali, ma anche in forma letteraria, conservando un legame più o meno forte con la rappresentazione teatrale.

Negli ultimi secoli il cammino della tragedia si diversifica: c’è quella che mantiene uno stretto legame con la scena, tipo l’opera di Brecht, quella che si fa genere letterario, quella che confluisce completamente nell’Opera lirica, Mozart o Strauss insegnano, quella che al contrario riafferma un forte e indissolubile legame con la poesia più pura, come mostrano Manzoni e Wilde, quella che reinterpreta miti greci o rappresenta le tragedie sociali del presente, come insegna Mirbeau, esponente dell’impressionismo e dell’espressionismo.

Il Tempo della Tragedia

Il presente assoluto,  il classico “hic et nunc” che agisce nella realtà alternativa che è il teatro, rappresenta il tempo ideale della tragedia. Lo spettatore vive una realtà diversa da quella quotidiana ma che è ugualmente reale. L’eroe tragico, interpretato dall’attore, non perde mai la sua facoltà di autodeterminazione: nei testi la volontà dell’uomo è elemento distintivo; il protagonista ha sempre di fronte delle alternative e una scelta da compiere.
Nella tragedia vive una contraddizione, interna all’illusione teatrale, quella tra presente scenico e il passato del mito. Al suo interno prende sempre forma il paradosso della coesistenza di differenti universi temporali. Il percorso obbligato del mito, costituisce il destino dell’eroe tragico, che lo porta a riflettere sul contrasto tra necessità e libertà; una riflessione con la quale anche il mondo contemporaneo si confronta.

Per Eschilo la tragedia rappresenta la giustizia divina; Per Sofocle è dolore e infelicità dell’uomo che non accetta compromessi; Invece Euripide mette in evidenza il ruolo dell’irrazionale, della passione e dei sentimenti.

La Struttura della Tragedia

La tragedia greca è strutturata secondo un rigido schema definibile con precisione. La tragedia inizia con un prologo, il discorso preliminare, che ha la funzione di introdurre il dramma; segue la parodo, che consiste nell’entrata in scena del coro attraverso i corridoi laterali; il coro composto da dodici e successivamente quindici persone, aveva l’importante compito di cantare le parti ad esso dedicate, più note come stasimi, e interagire con gli attori durante le parti recitate, i cosiddetti episodi, vera e propria azione scenica. Solitamente tre o più, gli episodi sono intervallati dagli stasimi, intermezzi nei quali il coro commenta, illustra e analizza la scena.
La tragedia si conclude con l’esodo, ovvero con l’uscita di scena del coro. Spesso però, nel finale, viene fatto uso del deus ex machina, ovvero un personaggio divino che viene fatto calare sulla scena per risolvere la vicenda visto che i personaggi sono bloccati in una situazione d’impasse.

Se inizialmente il coro ricopriva il ruolo principale, nel tempo furono gli attori stessi ad acquisire sempre maggiore importanza. Il coro, al contrario, vide sempre più ridotti i suoi interventi e le interazioni con gli attori, divenuti via via sempre più centrali nello sviluppo stesso dello spettacolo.

Per concludere…

Secondo Steiner, saggista e scrittore francese docente di letteratura comparata, non esistono oggi molte possibilità per la tragedia come forma d’arte, a meno di ricercare il tragico in qualcosa di estraneo all’arte stessa; l’uomo di oggi è saturato da catastrofi e da atrocità di fronte alle quali reagisce spesso con indifferenza.

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