Alla scoperta del Teatro: La Commedia

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La commedia è un componimento teatrale, diventato anche opera cinematografica, dalle tematiche solitamente leggere, nè frivole né di banali, che riesce a suscitare il riso. Il termine nei secoli ha assunto molteplici e varie sfumature di significato, spesso si è allontanato molto dal carattere della comicità.

La commedia è solitamente a lieto fine, propone temi “leggeri”, mette al centro i problemi e le vicende della vita quotidiana, mettendo a nudo le debolezze e l’umanità dei suoi personaggi. Generalmente i protagonisti sono persone comuni, del ceto medio alto urbano, servi compresi. La risata, elemento trainante della commedia, è il simbolo della complicità tra pubblico e attore.

Per i padri della lingua italiana, il termine commedia indica un componimento poetico con lieto fine, caratterizzato da uno stile medio: collocato a metà tra la tragedia e l’elegia.
Dante ha intitolato Comedia il suo poema considerando invece l’Eneide di Virgilio una tragedia. La commedia “classica” viene riscoperta nel Cinquecento, riavvicinandosi al significato originario, però concentrato nell’ambito teatrale.

La commedia nasce nella Grecia antica e ha accompagnato l’uomo in tutte le epoche storiche arrivando fino a noi soprattutto come genere cinematografico.

La commedia greca

La commedia è tra i generi teatrali più importanti dell’antica Grecia, anche se più recente della Tragedia. L’origine è poco conosciuta: Aristotele la lega ai canti che accompagnavano abitualmente le processioni dionisiache.

Epicarmo può essere considerato il primo autore comico, ma la commedia greca è conosciuta principalmente per Aristofane, del quale sono giunte fino a noi undici commedie complete.

A differenza della tragedia, che iniziò il suo declino dopo la morte di Euripide, la commedia è riuscita a mantenere vitalità adattandosi a cambiamenti politici, culturali e sociali. L’inventiva dell’autore è assolutamente fondamentale, battute oscene e caricature pesanti, per un pubblico poco raffinato, erano presenti in abbondanza. Tre sono le principali fasi della commedia Greca: Commedia antica; Commedia di mezzo; Commedia nuova.

Commedia antica

commedia_anticaLa commedia antica è la prima fase della commedia attica e nasce inizialmente con una funzione apotropaica, cioè come scaccia sfortuna.

La commedia antica si struttura in cinque parti: Prologo; parodos, ovvero l’ingresso in scena del coro; agone, l’introduzione del fulcro della narrazione; parabasi; esodo, l’uscita di scena del coro.

A differenza della tragedia, che trattava del Mito, la commedia ha maggior vitalità prendendo spunto da argomenti di vita quotidiana. Il maggior esponente della commedia antica è Aristofane, commediografo dell’Utopia e della dissacrazione delle istituzioni. I contenuti sono politici e durante la parabasi gli attori tolgono i costumi per conversare e dialogare con gli spettatori, cercando un coinvolgimento. La commedia antica accanto ai personaggi immaginari venivano messi in scene, e sbeffeggiati, politici o uomini in vista della società.

Commedia di mezzo

La commedia di mezzo o commedia mese è quella che si situa tra la commedia antica e quella nuova. Non abbiamo opere complete, ma ci restano frammenti delle opere di Antifane che ne è il maggior esponente.

La principale caratteristica della mese è la messa in pratica dei cambi scenici e la diminuzione dell’importanza delle parti liriche, i cori, durante lo svolgimento.

Dal punto di vista testuale viene data grande importanza alla vita quotidiana, mettendo però da parte la politica. Nella commedia di mezzo i personaggi reali scompaiono, e vengono sostituiti da personaggi, quasi maschere, stereotipati. La parodia è una caratteristica molto comune nella commedia di mezzo; spesso vengono inscenate parodie di episodi mitologici famosi.

Commedia nuova

È l’ultima fase della commedia attica. Coincide con l’inizio dell’età ellenistica, epoca in cui il cittadino è ridotto al rango di suddito, politicamente ininfluente. I temi si adattano alla nuova realtà, spostandosi dall’analisi dei problemi politici all’universo dell’individuo. È una commedia che riflette la mutazione politica e sociale in corso. I tre maggiori commediografi della “nea” sono Difilo, Filemone e Menandro, notevole fonte di ispirazione per Plauto e Terenzio.

La struttura della commedia nuova si basa sull’indebolimento delle tecniche drammaturgiche dell’archaia, ovvero il coro perde importanza, creando una divisione in cinque atti, separati da un intermezzo, denominato ebolima, in cui il coro canta e balla.

Nella commedia nea manca anche la parabasi. Viene quindi abbandonato il legame tra pubblico e scena; viene eretto un muro ideale, la quarta parete che impedisce in maniera definitiva e perentoria la partecipazione diretta allo spettacolo.

I personaggi riproducono fedelmente dei “tipi” che diverranno nei secoli uno schema classico, ripresi poi anche da Plauto e Terenzio: il giovane innamorato, il vecchio scorbutico, lo schiavo astuto, il soldato fanfarone, il cuoco. Il linguaggio scurrile viene limitato, e l’attore recita in modo realistico.

La commedia nuova mette in scena vicende realistiche, prive di infrazioni temporali. I personaggi sono caratterizzati da un’autonomia etica e affettiva; vengono a mancare decisamente le invenzioni fantastiche di Aristofane. Ormai il pubblico è più interessato alle tematiche private e vuole vedere se stesso rappresentato in ambito domestico.

In quest’epoca il teatro non è più di massa ma diventa uno svago elitario, visto che è stato abolito il contributo dato dal governo per permettere a tutti di andare a teatro. Ed è per questo che deve seguire i gusti di una classe colta, educata e sensibile. Il protagonista non è più l’eroe comico dalle imprese straordinarie, ma una persona comune, nella sua sfera privata, con attimi intimi e motivazioni etiche. Non si realizzano più progetti grandiosi e a lieto fine.

Teatro Comico Romano

Nell’antica Roma, prima che nascesse un teatro strutturato e organizzato secondo i canoni del teatro greco esistevano produzioni comiche locali. Le prime manifestazioni teatrali romane, sulla falsariga della commedia attica, si svolgevano in  occasioni come le festività. Le azioni rituali proprie di queste feste avevano funzione apotropaica, finalizzate ad allontanare influssi negativi. Queste forme di rappresentazione teatrali, dette Fescennini Versus, proponevano dialoghi dal tono volgare e aggressivo, accompagnati da un’adeguata gestualità. La mancanza di freni inibitori continua come spazio metaforico di rappresentazione di pulsioni normalmente represse dalla società.

Nell’antica Roma nasce la Satira, il nome fa riferimento alla mescolanza di pezzi teatrali non legati tra loro da una trama, e caratterizzati da una notevole varietà artistica. La satira è caratterizzata dall’attenzione critica verso la politica e la società, mostrandone le contraddizioni. La satira risponde ad un esigenza dello spirito umano, l’oscillazione tra sacro e profano. La satira occupa temi rilevanti: politica, religione, sesso e morte e su questi propone temi e punti di vista alternativi. La satira, attraverso la risata, veicola piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca pregiudizi.
La satira si può considerare il primo genere originale della letteratura latina. Nasce come polemica diretta ad obiettivi mirati; non ha schemi fissi, ma si basa sullo stile dell’autore. Gli autori più importanti si ricordano Giovenale, Petronio e Orazio.

commedia_romanaLa commedia Romana ispirata ai copioni delle commedie greche, mantiene ambientazioni e nomi dei personaggi greci. Questa scelta di collocare le opere comiche in un ambiente diverso da quello romano permette di rappresentare situazioni equivoche, di mettere in ridicolo abitudini e tipi umani in estrema libertà. Questo particolare genere, che ha riscosso a Roma grandissimo successo, si chiama Fabula Palliata. Successivamente si è sviluppato, con minor successo, una fabula togata. Una commedia ambientata a Roma, con tematiche e nomi romani, con una forte attenzione nei confronti della vita quotidiana romana. Per questo motivo però i personaggi e le storie rappresentati non riuscirono mai a raggiungere la stessa intensità comica della palliata.

Nel corso della prima età imperiale lo stesso principes Augusto esercita di persona pressioni perché a Roma riprendesse vigore la consuetudine alle rappresentazioni teatrali, ritenute canali privilegiati per comunicare rapidamente orientamenti ideologici e politici a grandi masse di pubblico, una visione di propaganda ante litteram. Il tentativo augusteo non sortì gli effetti sperati.

Commedia Elegiaca

La commedia elegiaca o commedia latina medievale indica l’insieme di testi della latinità medievale, composti in forma metrica, caratterizzati da contenuti comici e licenziosi e dall’alternanza di dialoghi e parti narrate.

La forma metrica più utilizzata è quella del distico elegiaco. Questo genere riveste un ruolo importante nella storia letteraria per la forte influenza che ha avuto sugli autori successivi, sulla fabliaulistica e novellistica medievale di cui anticipano toni e argomenti e sulla commedia umanistica del quattrocento.

Non c’è certezza sul fatto che fossero opere scritte e pensate per la scena, ma sicuramente propongono situazioni comiche passate al teatro come equivoci e inganni. La commedia elegiaca era denominata anche oraziana, viste le tante derivazioni dalle satire. Gli storici indicano la Francia come culla di questa commedia, con Orleans capitale morale.

Commedia Umanistica

La commedia umanistica è un genere teatrale in latino fiorito tra Trecento e Quttrocento. Il genere ha dispiegato una notevole vitalità creativa per tutto il periodo lasciando il posto nel Cinquecento all’affermazione della commedia in volgare.

Questo genere ha un’importanza notevole nella storia del teatro, perché segna la nascita del dramma profano. Un’invenzione dall’alto, compiuta da un élite culturale espressa da una borghesia cittadina consapevole e colta, a seguito dell’affermarsi delle commedie in lingua italiana del teatro rinascimentale e la sottrazione del teatro alla sfera di tutela della chiesa cattolica. Gli autori erano spesso famosi eruditi, che mettevano in scena produzioni dal tono culturale molto alto. La commedia Umanistica si rivolgeva ad un pubblico dotato di un elevato bagaglio di cultura classica.

Un’altra particolarità è il legame con l’atmosfera universitaria come la descrizione degli ambienti della vita studentesca, con uno spirito goliardico percorso da una vena bonaria e ironica polemica nei confronti della cultura ufficiale. A questo ambiente si mostra confacente l’utilizzo della lingua latina, intesa non come generico mezzo espressivo con cui trasporre i contenuti, ma quale strumento linguistico connaturato e congeniale all’atmosfera stessa e all’humus culturale tipico della commedia umanistica.

La grammatica scenica della commedia umanistica ne è una caratteristica fondamentale, i testi non sottostanno, salvo alcune eccezioni, ad alcuna ripartizione e non contemplano la divisione in atti o scene.

Commedia in Volgare

La commedia in volgare nasce nel XVI secolo, grazie ad un’operazione che vede l’inserimento della cultura laica all’interno di rappresentazioni sacre. Questo genere rappresenta uno dei due filoni nel quali si diversifica il nuovo tipo di commedia, l’altro è la commedia dell’arte.

La commedia in volgare è pensata e indirizzata verso un pubblico preparato e acculturato, intercettabile nelle corti. Un tipo esempio di commedia in volgare può essere “La Mandragola” di Machiavelli del 1515.

Dal punto di vista delle scene, i personaggi e l’intreccio la commedia ricalca lo stile classico, dal punto di vista del carattere invece spazia dal satirico al malinconico.

Nel corso dei secoli questa tipologia di opera è diventata il simbolo rappresentativo delle varie regioni e dei dialetti, come si evince dalle fioriture di commedie locali.

Commedia dell’Arte

La commedia dell’arte è nata in Italia nel XVI secolo ed è rimasta popolare fino alla metà del XVIII secolo, anni della riforma goldoniana della commedia. Non si trattava di un genere di rappresentazione teatrale, bensì di una diversa modalità di produzione degli spettacoli. Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma su dei canovacci, detti anche scenari. I comici della Commedia dell’Arte introdussero un elemento nuovo di portata dirompente e rivoluzionaria: la presenza delle donne sul palcoscenico.

commedia_arteLa prima volta che s’incontra la definizione di commedia dell’arte è nel 1750 nella commedia Il teatro comico di Carlo Goldoni. L’autore veneziano parla di quegli attori che recitano “le commedie dell’arte” usando delle maschere e improvvisano le loro parti, riferendosi al coinvolgimento di attori professionisti: commedia dell’arte dunque come “commedia della professione” o “dei professionisti”; in effetti in italiano il termine “arte” aveva due significati: quello di opera dell’ingegno ma anche quello di mestiere, lavoro, professione.

La commedia dell’arte affonda le sue radici nella tradizione dei giullari e dei saltimbanchi medievali che, in occasione di ricorrenze festive o del carnevale, allietavano corti e piazze con farse raccontate e mimate.

In Italia, questo tipo di spettacolo ha sostituito tout court la commedia erudita del Quattrocento – Cinquecento, ma non solo: anche molte tragedie e pastorali, infatti, furono invase dalla presenza delle maschere.

La maschera, che insieme al costume caratterizza fortemente lo stile di recitazione, viene spesso ad essere sinonimo stesso di personaggio. Le maschere più celebri della commedia dell’arte sono divenute simboli regionali.

 

La fortuna della commedia dell’arte riprende nell’ambito delle avanguardie teatrali del Novecento come mito di riferimento di una “Età dell’Oro” dell’attore.

Questa commedia deve molto ad una grande intuizione di Giorgio Strehler che nel 1947 ne ha fatto una bandiera della rinascita della cultura italiana dopo la guerra con il celebre allestimento di Arlecchino Servitore di due Padroni.

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